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| Fefe |
Londra 1977.
I Sex Pistols pubblicano God Save the Queen scandalizzando in ben pensanti sir inglesi. E’ la nascita del punk in London. La notizia corre veloce tra i notiziari di tutto il mondo e trova una larga eco tra folle di giovani, che riversatisi nelle strade, imitano il modo di vivere, di vestire e di pettinarsi dei provocatori componenti della band.
Ragusa 1977.
A circa 5000 km da Londra, in una piccola e sconosciuta cittadina della Sicilia, dopo mesi di calci e pugni, alle cinque e quarantacinque, insieme all’alba, viene alla luce un bimbo con gli occhi chiari e i capelli ricchi di intense sfumature dorate. Pesa tre chili e mezzo ed è lunghissimo…e fatto insolito non ha alcuna somiglianza coi genitori dai tratti tipicamente siculi e alti non un centimetro in più della media.
Il felice scandalo è accolto con gioia da mamma e papà, forse un po’ meno dalla sorellina che voleva una femminuccia. La notizia corre veloce nel paese, masticata dalle bocche di curve signore nascoste dietro scialli neri. La maldicenza popolare fa il suo corso regalando alle male lingue, qualcosa che le facesse uscire (almeno temporaneamente) dalla monotonia che immobilizza, rafforzata dall’afa estiva, l’arroccato paese di collina.
Il bimbo cresce in fretta, mangia dodici volte in più dei suoi coetanei preoccupando i pediatri e ben presto perde quei famosi riflessi dorati, mettendo a tacere le cattive lingue, già avide di nuovi scandali e concentrate su nuovi eccitanti fatti di cronaca…
Fefé è sempre il più alto dei suoi compagni e veste cinque taglie più grandi della media. A scuola dicono che è intelligente e spigliato ma che gode di scarsa concentrazione, forse perché perso in un mondo immaginario.
A soli otto anni inizia la vita di strada, vagabondando nei quartieri intorno a casa, gioca a calcio,vende giocattoli e ghiaccioli di dubbia fabbricazione, cercando di sbarcare il lunario.
Riceve i sacramenti e l’insegnamento cattolico fino i tredici anni, il sabato frequenta il catechismo e i campeggi dell’azione cattolica, ricchi di dolci e belle ragazze che accendono i primi turbolenti sentimenti. Poi un accadimento lo traumatizza, allontanandolo dalla chiesa.
Prova a fare l’attore a dodici anni nella parrocchia dietro casa, ma per discordanza d’ idee abbandona. Studia privatamente chitarra e Kick Boxing fino alla maturità. Scrive disegna e ama la sensibilità dell’arte. Da sfogo ai suoi istinti violenti battendo forte il plettro sulle corde di una gibson elettrica e gareggiando in competizioni di kick boxing. Suona in un gruppo Punk rock con vecchi amici d’infanzia ma poi molla tutto negli anni dell’università. E’ qui che avviene l’incontro col teatro e con il circo. E prima ancora, con la giocoleria.
Fortemente contrario agli insegnamenti delle accademie e degli stabili sceglie un percorso formativo autonomo.
E’ fondamentale nel 2001 l’odissea, non nello spazio, ma nel teatro del gruppo americano Living Theatre. Il teatro dell’assurdo di Artaud e il lavoro di Gary Braccket e Judith Malina lasceranno segni indelebili nella sua formazione, aprendogli la strada allo yoga, alla meditazione, la biomeccanica, e il teatro politico degli anno ‘60/’70.
Nel 2002 crea, insieme altri cinque artisti provenienti da esperienze diverse un collettivo teatrale autogestito, ospitato negli spazi dell’attuale centro sociale Xm 24 di Bologna. Il gruppo prenderà il nome di Teatro Mercato e sarà impegnato per un anno in un percorso di ricerca di teatrodanza dalla quale nasceranno due spettacoli. Dopo un anno il gruppo si scioglie e con un altro superstite Filippo di Prima da vita alla compagnia Vasicomunicanti con la quale partecipa a numerosissime rassegne ed eventi di teatro di strada e teatro comico. Per la compagnia scrive e realizza pure dei video comici per eventi particolari.
Sempre nel 2003 è fondamentale l’incontro con Pietro Babina e Fiorenza Menni (Teatrino Clandestino) dal quale nascerà lo spettacolo ‘La Bestemmiatrice’. Per circa un anno seguirà il duro lavoro sull’attore insegnato da Fiorenza, che nella compagnia svolge un forte ruolo di capocomicato nella direzione degli attori.
La voglia di fare di provare e di arricchirsi di esperienze diverse lo spinge ad unirsi nel 2004 al gruppo sperimentale ‘Open’ guidato da Cristina Rizzo (Kinkaleri). Open è un progetto performativo che si sposta in diverse città italiane producendo atti unici d’indagine sullo spettacolo contemporaneo e la performance. Con Open realizza pubblicazioni su riviste d’arte, video e progetti sperimentali ospitati in gallerie d’arte e festival di teatro.
Grazie al gusto per la contaminazione non smette mai di seguire il mondo del circo e continua a seguire corsi sul clown, intensifica la pratica e lo studio della giocoleria, partecipa alle convention e si muove in tutta Italia per seguire maestri di fama internazionale che segneranno in modo più che positivo il suo percorso. E’ del 2004 l’incontro con Jerome Thomas.
Nel 2005 incontra il grande comico e provocatore Leo Bassi, che inciderà profondamente in quel periodo restituendo forza e coraggio ad un Fefé che affronta crisi di smarrimento ed un momento molto particolare. Leo Bassi lo aiuterà a ritrovare la decisione e la determinazione che stava perdendo, smarrito fra gli ostacoli di un lungo e tortuoso percorso artistico.
Nell’ottobre dello stesso anno si laurea al DAMS di Bologna, con una tesi costatagli un anno di fatica. Un lavoro di semiologia e filmologia che indaga i rapporti tra la realtà dell’immagine e l’immagine della realtà fra video, teatro e nuove forme di rappresentazione. Ubriaca la commissione d’esame con un eccellente esposizione e poco dopo si ubriaca con gli amici al bar e i parenti emigrati per l’occasione dal profondissimo sud per festeggiare il 110 e lode.
Di quel giorno ricorda le lacrime del padre, forse viste sgorgare per la prima volta.
Dal 2001 Fefé dopo mesi di sconforto abbandona la sua amata e odiata terra natale fra interminabili pianti materni. Dal quel momento inizia una delle esperienze più significative. Quella del viaggio. Viaggio interiore, viaggio nel teatro, viaggio geografico. Un viaggio che si rinnova con ogni esperienza, che si nutre di sogni e del fatto stesso di viaggiare. Un viaggio che spera che non avrà mai fine.